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martedì 8 marzo 2016

Quando la Maratona era co(r)sa per soli uomini…

Oggi ricorre la Festa della donna.
La tradizione vuole che si regalino mimose, io assieme ai miei migliori auguri, preferisco regalare a tutte le lettrici del blog una storia.

La storia è quella di Kathrine Switzer, che per prima nel 1967 partecipò ad una gara di Maratona, infrangendo così un tabù fino ad allora inviolato.

Kathrine-Switzer-Boston-Marathon

Kathrine Switzer  (classe ’47), fin da bambina dimostrò il suo anticonformismo. Da sempre appassionata di sport e di corsa, a differenza delle altre ragazze del tempo, riusciva a percorrere quotidianamente oltre 3 miglia!

Nel 1959, al College, su invito del coach, entrò a far parte della squadra maschile di corsa suscitando scalpore, scandalo e purtroppo lettere di minaccia per quello che stava facendo. La sua voglia di correre però non venne intaccata e qualche anno dopo, all’Università di Syracuse, riuscì a farsi accettare e partecipò agli allenamenti con la squadra maschile (ovviamente con l’impossibilità di partecipare a qualsiasi gara).

Nel 1966, incontrò un personaggio fondamentale nella sua storia: Arnie Briggs, Maratoneta con oltre 15 partecipazioni alla Maratona di Boston, che divenne il suo coach. Il desiderio dell’appena diciannovenne Kathrine era quello di partecipare alla Maratona, e nel 1967 decise di iscriversi utilizzando il suo nome abbreviato  “K.V. Switzer”. Questa scelta fece si che la sua iscrizione rimase indifferente ai giudici della gara.

Il giorno della gara il tempo era pessimo: nevischiava e faceva molto freddo. Kathrine formò attorno a lei  un piccolo gruppo, il loro piano per la gara era quello di rimanere uniti.. e così fecero! I partecipanti iniziarono a notare questa ragazza correre: alcuni la incitavano per spirito sportivo, altri per senso di affetto paterno, fatto sta che alcuni giornalisti che seguivano la gara notarono questa ragazza correre e iniziarono a fotografarla, attirando l’attenzione del Direttore di gara, un certo Jock Semple, che infuriandosi nel vederla, cercò di fermarla a tutti i costi fino a strattonarla per impedirgli di proseguire la sua corsa.

Fortunatamente il suo ragazzo che le era affianco e che precedentemente aveva deciso partecipare alla gara assieme a lei, con l’aiuto di altri concorrenti intervenne, mettendo al tappeto il direttore, ed in quel momento il suo coach gridò al cielo “Run like hell!”

Kathrine Switzer chiuse la gara in 4 ore e 20 minuti , scrivendo un pezzo di storia sportiva e umana che cambiò radicalmente il pensiero comune sulle prestazioni atletiche e competitive nello sport delle donne di tutto il mondo.
Sette anni dopo vinse la competizione con un tempo di 2:51’.”

Articolo tratto da: UnitedRunners

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